
L'antica pubblicità (comprate questo perché è fatto così e serve per questo) scopre una miriade di diverse possibilità di penetrazione e suggestione
Si parte dal presupposto che l'individuo che ha fame (bisogno primario) non ha bisogno della pubblicità per desiderare cibo, ma l'individuo che è sazio ha bisogno della pubblicità per desiderare diverso e più sofisticato cibo (bisogni secondari).
La pubblicità, per ottenere il risultato programmato, sfrutta continuamente le propensioni istintive dell'individuo, concatenandole a bisogni nuovi, artefatti, originariamente e strane i alle propensioni stesse.
Gli psicologi della forma scoprono, (e mettono a disposizione della pubblicità) l'influenza condizionante della figura organizzata. La stessa immagine, offerta in diverse combinazioni, può risultare suscettibile di diversi risultati condizionanti.
Al fenomeno di vera e propria illusione ottica si uniscono i condizionamenti psicologici. Attraverso lo sfruttamento della forma organizzata, la pubblicità inserisce il prodotto da vendere in contesti che raramente hanno rilevanza o pertinenza. Ad esempio, un'automobile inserita in un dominante, incantevole paesaggio: l'occhio viene attratto dal paesaggio e solo dopo si sofferma sul prodotto. Ed ancora: la foto di un ambiente caldo, familiare, tranquillizzante, piacevole, dove, in piccolo, su un tavolo, c'è la bottiglia di un determinato liquore.
Acquisita l'organizzazione della forma, le tecniche pubblicitarie sono arrivate a proporre una gamma pressocché infinita di messaggi imbonitori.
Il concetto di forma chiusa . Proporre una scena o una situazione nella quale l'individuo possa ambire ad identificarsi, ponendo, come condizione alla chiusura della forma, il consumo di un determinato prodotto. Si dà, così facendo, l'impressione all'individuo di partecipare al processo decisionale, lasciandogli il «gusto» di chiudere, «lui», con il «suo» consumo, quella «forma».
La pubblicità indiretta : chiedi al tuo uomo di mettere questo profumo ..., di acquistare questa macchina ..., chiedi al tuo papà di portarti in vacanza qui…
La pubblicità dell'assurdo : sottoporre il prodotto in una forma completamente estranea al prodotto stesso, ma che in qualche modo possa interessare o divertire. Ne è esempio quella marca di liquore che da anni propone il proprio messaggio con foto e didascalie stravaganti, vere e proprie barzellette, che il consumatore recepisce come «l'angolo della risata», ma, contemporaneamente, gli ricordano che esiste il liquore in oggetto.
La pubblicità dell'invidia : «Non tutti possono permettersi questo orologio». «Ti piacerebbe avere questa macchina, ma costa troppo»…
La pubblicità erotica : una folla di donnine seminude e provocanti affollano i messaggi pubblicitari, nell'evidente, gratuito intento di richiamare l'attenzione.
La pubblicità dell'esibizionismo : « a te non può certo mancare questo», «con la tua posizione devi ...», «sei un uomo importante, usa» ...
La pubblicità del marchio : propagandare talmente un marchio da farlo divenire immagine di potenza, di fiducia, di affidabilità.
La pubblicità della nostalgia : « il buon sapore del brodo di una volta ... », «gli spaghetti che si facevano in campagna ...», «la pappa che davano le nonne ...»…
La pubblicità dei contrasti : il presentare ad una donna che lavora una ipotetica massaia perfetta, autentico contraltare, che è felice per aver scoperto un prodotto buono, buonissimo, dà una sorta di garanzia psicologica.
Si parte dal presupposto che l'individuo che ha fame (bisogno primario) non ha bisogno della pubblicità per desiderare cibo, ma l'individuo che è sazio ha bisogno della pubblicità per desiderare diverso e più sofisticato cibo (bisogni secondari).
La pubblicità, per ottenere il risultato programmato, sfrutta continuamente le propensioni istintive dell'individuo, concatenandole a bisogni nuovi, artefatti, originariamente e strane i alle propensioni stesse.
Gli psicologi della forma scoprono, (e mettono a disposizione della pubblicità) l'influenza condizionante della figura organizzata. La stessa immagine, offerta in diverse combinazioni, può risultare suscettibile di diversi risultati condizionanti.
Al fenomeno di vera e propria illusione ottica si uniscono i condizionamenti psicologici. Attraverso lo sfruttamento della forma organizzata, la pubblicità inserisce il prodotto da vendere in contesti che raramente hanno rilevanza o pertinenza. Ad esempio, un'automobile inserita in un dominante, incantevole paesaggio: l'occhio viene attratto dal paesaggio e solo dopo si sofferma sul prodotto. Ed ancora: la foto di un ambiente caldo, familiare, tranquillizzante, piacevole, dove, in piccolo, su un tavolo, c'è la bottiglia di un determinato liquore.
Acquisita l'organizzazione della forma, le tecniche pubblicitarie sono arrivate a proporre una gamma pressocché infinita di messaggi imbonitori.
Il concetto di forma chiusa . Proporre una scena o una situazione nella quale l'individuo possa ambire ad identificarsi, ponendo, come condizione alla chiusura della forma, il consumo di un determinato prodotto. Si dà, così facendo, l'impressione all'individuo di partecipare al processo decisionale, lasciandogli il «gusto» di chiudere, «lui», con il «suo» consumo, quella «forma».
La pubblicità indiretta : chiedi al tuo uomo di mettere questo profumo ..., di acquistare questa macchina ..., chiedi al tuo papà di portarti in vacanza qui…
La pubblicità dell'assurdo : sottoporre il prodotto in una forma completamente estranea al prodotto stesso, ma che in qualche modo possa interessare o divertire. Ne è esempio quella marca di liquore che da anni propone il proprio messaggio con foto e didascalie stravaganti, vere e proprie barzellette, che il consumatore recepisce come «l'angolo della risata», ma, contemporaneamente, gli ricordano che esiste il liquore in oggetto.
La pubblicità dell'invidia : «Non tutti possono permettersi questo orologio». «Ti piacerebbe avere questa macchina, ma costa troppo»…
La pubblicità erotica : una folla di donnine seminude e provocanti affollano i messaggi pubblicitari, nell'evidente, gratuito intento di richiamare l'attenzione.
La pubblicità dell'esibizionismo : « a te non può certo mancare questo», «con la tua posizione devi ...», «sei un uomo importante, usa» ...
La pubblicità del marchio : propagandare talmente un marchio da farlo divenire immagine di potenza, di fiducia, di affidabilità.
La pubblicità della nostalgia : « il buon sapore del brodo di una volta ... », «gli spaghetti che si facevano in campagna ...», «la pappa che davano le nonne ...»…
La pubblicità dei contrasti : il presentare ad una donna che lavora una ipotetica massaia perfetta, autentico contraltare, che è felice per aver scoperto un prodotto buono, buonissimo, dà una sorta di garanzia psicologica.
2 commenti:
Certe volte provo ad immaginare come sarebbe il nostro mondo senza la pubblicità. Sicuramente, consumeremmo e sprecheremmo molto di meno, compreremmo meno cose inutili e, forse, potremmo anche dare un valore più vero ai nostri desideri.
Questa pubblicità che ci fa "il lavaggio del cervello" dimostra quanto sia superficiale il nostro modo di vivere e quanto sia fragile il sistema di riferimento della nostra società. Sei daccordo con me?
Certe volte provo ad immaginare come sarebbe il nostro mondo senza la pubblicità. Sicuramente, consumeremmo e sprecheremmo molto di meno, compreremmo meno cose inutili e, forse, potremmo anche dare un valore più vero ai nostri desideri.
Questa pubblicità che ci fa "il lavaggio del cervello" dimostra quanto sia superficiale il nostro modo di vivere e quanto sia fragile il sistema di riferimento della nostra società. Sei daccordo con me?
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