OLTRETOMBA GRECO – ROMANO
Per gli Elleni il termine Ade (l'invisibile oppure ciò che rende invisibile, luogo tenebroso), identificava il mondo dell'oltretomba, regno di Plutone, bagnato dallo Stige e da molti altri fiumi. Le anime dell'Ade vengono spesso rappresentate intente belle occupazioni che ebbero durante la vita terrena, spesso salgono in superficie ed intervengono nei fatti dei viventi; la parte dell'Ade che ospitava le anime più bisognose di essere placate, veniva chiamata Tartaro, la sede della punizione eterna per gli empi.
giunte nell'aldilà, le anime dovevano subire un giudizio, Pindaro scrive che arbitra inesorabile era Ananke (la Necessità); i giusti dopo essersi incarnati per tre volte ed aver riconfermato la loro virtù, passavano al regno di Crono, l'Isola dei Beati, dove vivevano gli eroi.
Aldilà per ipopoli della Mesopotamia
I vari popoli della Mesopotamia, Sumeri, Accadi, Assiri, Babilonesi, condividevano delle concezioni analoghe riguardo all'aldilà; alla morte dell'individuo sopravviveva l'Etemmu, qualcosa simile ad un fantasma, un'ombra incerta. I morti, sotto forma di uccelli dalla testa umana, proseguivano una esistenza allo stato larvale in un luogo oscuro, che i Babilonesi chiamavano Arallu. Gli Dei di questo regno sotterraneo erano Nergal e Ereshkigal, sua sposa, che in origine aveva il potere assoluto.
IL PARADISO DI ZARATHUSTRA
Nell'Avesta, il testo sacro Iranico, si legge come l'anima del defunto venga scortata da Sraosha (l'Angelo che accompagnava le anime nell'aldilà), fino al Ponte del Separatore (Cinvat); questo ponte ha la particolarità di essere largo per l'anima giusta e stretto come una lama per l'anima malvagia. Ogni anima viene accolta dal proprio angelo o doppio celeste (Daena), che veste i panni di una bella fanciulla, a questo punto l'anima o valica il ponte o precipita nell'inferno. Chi supera il ponte, all'alba della terza notte dal decesso, avrà accesso al Garodman, il Paradiso diviso in quattro livelli: i buoni pensieri, le buone azioni, le buone parole e la luce infinita. L'anima è costituita da tre elementi: Ahu, elemento vitale; Baodha, la percezione e Urvan, l'anima spirituale; l'archetipo ancestrale dell'uomo è invece Fravarti, quello che oggi potremmo definire un angelo custode che protegge l'anima.
L'OLTRETOMBA DEI FARAONI
Nell'antico Egitto, il termine Duat, esprimeva il passaggio tra la notte ed il giorno e quindi, figurativamente, il mondo intermedio, quel mondo che vive al centro di una nascita e di una morte che prelude a sua volta ad una nuova nascita. Secondo i testi funerari, l'uomo è composto, oltre che da un corpo mortale (il Kha), da altri tre elementi sottili ed immortali: l'Akh, il Ba ed il Ka; il primo è l'inverso di Kha, il primo è infatti rappresentativo per il cielo, mentre il Kha appartiene alla terra, il termine che invece gli Egiziani usavano per esprimere il nostro concetto di fantasma o entità era Khaibit, ovvero il "corpo emotivo" che conserva l'immagine e l'impronta della nostra vita psichica.
Durante la sua esistenza il Kha è animato dal Ba, l'anima cosmica e umana comune a tutti gli esseri soggetti ai continui cicli di morte e rinascita; il Ka è invece rappresentativo del "doppio", l'individualizzazione della coscienza, che agisce con il Ba seguendo un metodo di "fissazione" che molto ricorda le tecniche degli Alchimisti. Il defunto entra nell'aldilà da Amenti, la Porta Occidentale, passa quindi nella Duat dove viene giudicato alla presenza delle sue due coscienze, quella individuale e quella cosmica. Dopo il giudizio il defunto verrà ammesso da Thoth alla presenza di Osiride e pronuncerà la Confessione Negativa rispetto alle 42 colpe che i 42 Giudici gli contesteranno. Se verrà condannato dovrà dimorare per un tempo indeterminato nella Duat, in caso di assoluzione (il termine egizio si traduce in Giustificato), diverrà uno spirito santificato o Iakhu. In questo modo il defunto sarà un Uomo Perfetto, superiore a volte anche agli Dei ma soprattutto, egli stesso diverrà misura rispetto a tutte le cose.
GLI EBREI E L'ALDILA'
I trapassati della Tradizione Ebraica sono i Repha'im (assopiti o spossati), essi abitano lo She'ol e sono simili ad ombre che vagano in una terra buia e dimenticata. La descrizione dell'aldilà ebraico differisce però a seconda dei testi, a volte è una terra di caligini, altre un mondo nel quale i defunti mantengono la loro dignità ed accolgono schernendoli i nuovi arrivati. I viventi possono entrare in contatto con gli spiriti dei defunti per mezzo dell'evocazione negromantica; questo concetto e quello delle anime si trasformarono però nel tempo, ed anche se l'oltretomba rimase molto simile alle prime descrizioni, si accesero molti dibattiti sulla sorte delle anime, sulla loro descrizione, su una loro possibile reincarnazione e sulla possibilità di tornare indietro per contattare i viventi. La Cabala divide invece l'uomo in tre parti qualitativamente distinte ed in sequenza, dall'inferiore alla superiore: Nefesh, la vitalità animale nella totalità delle sue funzioni; Ru'ah, l'anima responsabile, sede degli impulsi intellettuali ed istintivi; Neshamah, lo spirito di luce Divina indipendente dal corpo fisico. Ognuna di queste tre anime ha un destino postumo distinto: Nefesh resta accanto alla tomba e subisce la punizione, Ru'ah entra dopo dodici mesi di espiazione nel Giardino dell'Eden di "quaggiù"; Neshamah torna alla sua fonte nel Giardino dell'Eden di "lassù".
ISLAM
Janna, Eden o Firdaùs, sono i nomi del Paradiso dell'Islam, che nel Corano viene descritto come bagnato da quattro sorgenti. Al Araf è invece il termine usato per identificare una zona intermedia tra Inferno e Paradiso, una sorta di Limbo nel quale sostano le anime in attesa di giudizio. L'Inferno (Nar, Jahìm, Sakar o Samun), è invece una immensa fornace molto simile all'immagine Cristiana, alla quale i dannati possono accedere attraverso sette porte.
AZTECHI - INCAS - MAYA
Per i popoli precolombiani, la morte rappresentava la definitiva rottura dell'equilibrio delle componenti dell'individuo e la loro irreversibile separazione. Questo concetto lasciava spazio però ad una debole speranza di sopravvivenza dopo la morte e la sorte nell'aldilà dipendeva dal modo nel quale avveniva la morte. Chi moriva di vecchiaia raggiungeva il Mictlan (il Regno sotterraneo degli Dei e della Morte), per raggiungerlo l'anima doveva affrontare mille pericoli ed un lungo viaggio.Diversa sorte era riservata a chi moriva di idropsia o per annegamento, quell'anima sarebbe stata sacra per Tlaloc, il Dio del fulmine e della Pioggia. I bambini morti prima dello svezzamento raggiungevano il Tredicesimo Cielo, posto nel quale avrebbero trovato il necessario per continuare a nutrirsi; era opinione comune che agli infanti era concesso il privilegio di reincarnarsi
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