7 lug 2007

Il mito di Prometeo

Nel dialogo intitolato Protagora, Platone fa narrare dal filosofo dì Abdera il mito di Prometeo
Riassunto del mito.
Dopo aver foggiato le varie specie di animali, gli dei ordinano ai due giganti Epimeteo (« colui che ha il senno di poi ») e Prometeo (« il previdente ») di assegnare ad ogni specie un certo numero di facoltà, in modo conveniente. Si incarica della distribuzione Epimeteo, il quale cerca di dotare le varie specie in modo che le diverse facoltà si bilancino, così da garantire a tutti gli animali, sia pure con mezzi diversi, una pressoché uguale capacità di offendere e difendersi, di procacciarsi il cibo e ripararsi dall' inclemenza del clima. Senonchè, a distribuzione avvenuta, Prometeo, controllando il lavoro fatto dal collega, si accorge che la spezie umana è rimasta priva di doni, nuda, scalza, senza ricovero, inerme. Ed ecco Prometeo sottrarre il fuoco ad Efesto e la sapienza tecnica ad Atena e farne partecipi gli uomini, i quali saranno, così, capaci di provvedere ai propri bisogni escogitando e fabbricando utensili. Ma gli uomini, pur così partecipi del divino vivono ancora dispersi, incapaci di creare stabili compagini sociali e questo li espone agli attacchi delle fiere e mette in pericolo l'esistenza della loro schiatta. A questo punto Giove stesso viene in soccorso dell'umanità, inviando Ermes a portare tra gli uomini il sentimento del giusto e la reverenza per l'autorità, e disponendo che tali beni siano distribuiti non come le competenze tecniche (le quali sono state assegnate in modo che ogni arte sia esercitata da pochi a favore di tutti), ma in guisa che tutti ne siano partecipi, giacché senza sentimento del giusto e rispetto dell'autorità nessuna città può sussistere.

1 commento:

marty ha detto...

...grz tnt...senza di te mi sarei dovuta mettere le mani tra i capelli! baso...