
Per quasi un secolo le avevano chiamate “ciampate del diavolo”. Invece erano le tracce lasciate da ominidi ben 300 mila e passa anni fa. Il nuovo Parco sarà inaugurato sabato prossimo alla presenza delle autorità e del Soprintendente archeologo di Napoli e Caserta, Maria Luisa Nava, che sottolinea “l’impegno profuso dalla Soprintendenza per valorizzare gli eccezionali documenti scientifici, culturali e storici dell’area casertana”. Le impronte – la disciplina che le studia prende il nome di paleicnologia – furono lasciate da un gruppo di uomini preistorici che attraversava una colata piroclastica in fase di raffreddamento (circa 25 gradi centigradi) e sono di un’importanza eccezionale visto che, all’epoca, in Europa vivevano solo alcune centinaia di migliaia di individui. Ragion per cui, ritrovare ben 56 tracce risalenti a quel tempo è un fatto sicuramente straordinario Sino ad oggi, difatti, si conosceva solo un’altra orma, ma più “giovane” di cinquantamila anni, scoperta nell’area paleolitica francese di “Terra Amata”. Secondo le indagini, i reperti, che si trovano lungo il pendio del vulcano spento di Roccamonfina, hanno lunghezze variabili tra i venti e venticinque centimetri, apparterrebbero a individui risalenti a un’epoca compresa tra 325.000 e 380.000 anni, alti circa cento cinquanta centimetri. Ragion per cui, è stata avanzata l’ipotesi che le impronte potessero essere state lasciate da ominidi non adulti, considerato che gli specialisti ritengono gli umani, all’epoca, alti circa centosettanta centimetr. "Attraverso l’analisi del suolo con Argon – Argon (è un metodo per datare periodi più antichi di 40.000 anni) - sottolinea il vulcanologo Giuseppe Rolandi - si stabilirà con maggior precisione, tra qualche mese, l’età delle tracce".
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