25 gen 2008

La tradizione dei carri allegorici: Viareggio, Putignano, Acireale


Il Carnevale di Viareggio
Un Carnevale dalla forte vocazione satirica è quello di Viareggio, nato nel febbraio del 1873 tra la gioventù dorata della cittadina come sfilata di carrozze per festeggiare il carnevale, all'aperto, fra la gente. Nel 1921 si canta per la prima volta la ''Coppa di Champagne", divenuta poi inno ufficiale del carnevale viareggino. Nel 1925 vengono realizzati i primi carri in cartapesta, un materiale che consente di creare costruzioni colossali ma leggerissime, mascheroni che possono librarsi nell'aria sfidando la legge di gravità. Nel 1930 Uberto Bonetti, pittore ufficiale della festa, inventa Burlamacco, un pagliaccio che riassume le maschere italiane: il cappello di Rugantino, il mantello del dottor Balanzone, il costume a scacchi ispirato ad Arlecchino, la gorgiera di Capitan Spaventa, il pompon ripreso da Pierrot. Nel manifesto di Bonetti del 1931, Burlamacco appare in compagnia d'Ondina, leggiadra fanciulla in costume da bagno creata per ricordare le maschere femminili - da Colombina a Isabella: i due avanzano tenendosi per mano lungo i moli, Burlamacco dalla parte dei cantieri e delle darsene, a sottolineare la sua origine marinara; Ondina dalla parte degli stabilimenti balneari, per testimoniare la realtà turistica e mondana della Viareggio estiva.
Il Carnevale di Acireale
Nato come una manifestazione spontanea e con una grande partecipazione popolare, il Carnevale di Acireale vanta un'antica tradizione. Le cronache secentesche raccontano l'usanza di duellare a suon di uova marce ed agrumi per le strade di "Jaci": nel 1612, un bando della Corte criminale della cittadina vieta ai cittadini di "giocare" al tiro di arance e limoni durante il periodo di "carnelivari", a causa di gravi fatti accaduti negli anni precedenti. Agli inizi del '700 il carnevale acese assume forme più sofisticate e si arricchisce di una carica di ilarità grazie anche agli "abbatazzi", poeti popolari abili nell'improvvisare spassose rime per le strade e nelle piazze.Nell'Ottocento viene introdotta la "cassariata", sfilata di "landò" dai quali i nobili della città lanciavano confetti agli spettatori, mentre negli angoli di ogni strada si svolgevano bizzarri e spiritosi giochi popolari, come l'albero della cuccagna, il tiro alla fune e la corsa con i sacchi. Risalgono al 1880 le prime sfilate di carri con maschere di cartapesta dalle gigantesche dimensioni, mentre nel 1930 fanno la loro prima comparsa le sfilate dei carri infiorati, maestose "costruzioni" realizzate con i garofani. Negli anni '50 - '60 del Novecento, ai carri allegorici e alle macchine infiorate si affiancano dei carri in miniatura, detti "Lilliput", a bordo dei quali trovano posto i bambini. Ancora oggi, al carnevale si affianca la parata medievale dei Rioni di Motta Sant'Anastasia denominata "Tre re a corte di re Carnevale", oltre ai gruppi folkloristici e quelli di majorettes.
Il Carnevale di Putignano
Il Carnevale putignanese ha inizio il 26 dicembre - giorno di Santo Stefano - e per questo è considerato il Carnevale più lungo del mondo. La tradizione fa risalire il Carnevale di Putignano al 1394, anno della traslazione delle reliquie di santo Stefano - da un monastero della vicina città di Monopoli alla locale chiesa di S. Maria La Greca - per sottrarle alle scorrerie dei Turchi. La nascita così precoce della festa si ricollega dunque alla leggenda secondo la quale alcuni contadini, intenti al lavoro nei campi dove piantavano delle viti con la tecnica delle "propaggini", si unirono al corteo che trasportava le reliquie del santo, con canti, balli e versi in rima. Ancora oggi il 26 dicembre si svolge la "Festa delle Propaggini" in cui decine di poeti dialettali - i propagginanti - si alternano sul palco della piazza cittadina per satireggiare in rima politici, potenti e vari aspetti del costume locale e nazionale.L'emblema di questo Carnevale è Farinella (maschera reinventata nel 1953 dal grafico Domenico Castellano), che ricorda l'immagine di un giullare medievale con abito a toppe multicolori e sonagli sulle tre punte del cappello, sulle scarpe ed attorno al collo. Un tempo, invece, indossava un abito bianco e verde, i colori delle città, ed un cappello a tre punte, come i tre colli su cui sorge Putignano. Di solito, Farinella era rappresentato nell'atto di far da paciere tra un cane e un gatto, effigie delle discordie interne al paese. Momento centrale del Carnevale putignanese sono i Corsi mascherati, sfilata di carri nata nell'800 con l'uso di poveri carretti agricoli. Dal 1935, i carri vengono costruiti in cartapesta e portano in trionfo satire di costume ed allegorie carnevalesche.

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