
Per quanto riguarda le tavole ed i rinvenimenti ufficiali, il termine Megàle Hellàs o Magna Grecia come dissero più tardi i romani, compare per la prima volta in Timeo (iii° a.c.) ad indicare la vastità delle nuove terre coloniali rispetto alla piccola e sovraffollata madrepatria. Ma già Polibio (II° a.c.) riteneva il termine ben più antico legato, secondo lui, alla diffusione del pitagorismo che sul finire del VI° secolo a.c. esaltava la grandiosità culturale e commerciale delle nuove poleis italiote. Accertato storicamente che dal termine letterario di Magna Grecia venivano escluse la Sicilia e la Puglia, Plinio (I° d.c.) restrinse l'accezione alla tratta di costa Ionica Calabro-Lucana compresa tra Metaponto e Locri, solo più tardi Servio (IV° d.c.) allargò il riferimento a tutta la fascia costiera dell'italia meridionale da Taranto a Cuma. I romani con il termine Magna Grecia si riferivano certamente al massiccio processo di ellenizzazione dell'italia meridionale, che proprio in Calabria aveva conosciuto la massima espansione e le maggiori potenze militari e culturali (Crotone e Sibari) capaci di creare una fitta rete di subcolonie tale da imporre i costumi e la cultura ellenica in tutta la regione. Dalla Grecia furono 4 le stirpi elleniche giunte in Calabria: Calcidesi che fondarono Rhegion e poi Metauros, ali Achei che fondarono Sybaris e le subcolonie di Laos, Skydros e Temesa e Kroton con le subcolonie di Terina, Skylletion e Kaulonia; i Locresi fondarono Lokroi e poi Hipponion e Medma; infine gli Ateniesi che molto più tardi ricostruirono Thourioi sulle macerie di Sybaris. L’organizzazione statale delle colonie rispecchiava quella delle poleis elleniche, fondate in pratica sul concetto di autonome città-stato rette da un’aristocrazia variegata. Il fenomeno della grande colonizzazione ellenica dell'italia meridionale non fu una rottura tra i popoli greci, ma piuttosoto una continuità di ispirazione divina, il cui scopo era quello di assicurare una terra ed un futuro alla propria gente. I contatti tra le colonie e la madrepatria rimasero sempre molto fitti sia dal punto di vista commerciale, sia dal punto di vista propriamente culturale e sociale. La partecipazione continua degli atleti "coloniali" ai giochi sportivi che si tenevano in Grecia (Olimpia, Delfi) conferma quanto le genti delle colonie italiche si sentissero legate alla madrepatria e quanto il senso dell'appartenenza fosse sentito comunemente. E se si pensa che grandi maestri della cultura ellenica come Pitagora, Alcmeone e Archimede, per citarne solo alcuni, operarono nelle colonie, si coglie quanto l'apporto della Magna Grecia alla costruzione della cultura classica sia stato determinante. Lo splendore culturale della Magna Grecia durato sino al III secolo a.c. ebbe ripercussioni determinanti sulla futura società Etrusco-Latina, alla quale vennero tramandati gli aspetti più significativi dell'arte, dell'architettura, della scienza e della religione ellenica nel momento in cui le due società entrarono in contatto, proprio nell'italia meridionale.
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