
Dicebat Bernardus Carnotensis nos esse quasi nanos gigantium humeris insidentes, ut possimus plura eis et remotiora videre, non utique proprii visus acumine, aut eminentia corporis, sed quia in altum subvehimur et extollimur magnitudine gigantes.(Bernardo di Chartres diceva che noi siamo come nani che stanno sulle spalle dei giganti, così che possiamo vedere più lontano di loro non a causa della nostra statura o dell'acutezza della nostra vista, ma perché – stando sulle loro spalle – stiamo più in alto di loro.)Per una rassegna delle origini dell'aforisma, per il periodo medievale si può ricorrere al libretto di Edouard Jeauneau, Nani sulle spalle di giganti (Napoli: Guida 1969), ma più gaiamente dissennato, vagabondo ed eccitante è quel On the Shoulders of Giants scritto nel 1965 da uno dei più grandi sociologi contemporanei, Robert Merton. Merton era stato affascinato un giorno dalla formulazione che dell'aforisma aveva dato Newton, in una lettera a Hooke del 1675: "If I have seen further it is by standing on ye sholders of Giants". Così è risalito all'indietro per trovarne le origini, e ha proseguito in avanti per documentarne la fortuna, attraverso una serie di divagazioni erudite che di edizione in edizione ha arricchito di noterelle e aggiunte.
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