Dopo vari tentativi, alcuni iniziati in vita dell'autore e nessuno portato a conclusione, sembra finalmente avviata quella che dovrebbe costituire la raccolta completa di uno dei maggiori scrittori italiani del '900, Moravia. La sua opera omnia: termine diventato desueto non tanto per la sua eccessiva accademicità quanto perché la produzione di ben pochi autori dell'ultimo secolo lo meriterebbe. Il fatto è che nessun altro dei nostri altri grandi, da d'Annunzio in poi, ha scritto tanto, per un periodo così lungo (più di sessant'anni, dal 1927 al 1990) e con tale costanza. Non Pasolini o Calvino, che ebbero vite più brevi, e non Montale o Gadda, longevi ma meno continui. Il piano di questa nuova edizione delle Opere moraviane prevede 14 volumi di circa duemila pagine ciascuno, ben sei dei quali di romanzi e racconti: giustamente Gianni Turchetta nella sua ottima introduzione a questo quarto volume parla di un caso, rarissimo in Italia, di "narratore naturale", instancabile fabbricatore di intrecci. Il persistente favore del pubblico testimonia tale qualità: con la data dello scorso anno sono in commercio dodici libri di Moravia a fronte di cinque di Gadda, uno di Calvino e uno di Pasolini. Qui vengono proposti i due romanzi che segnarono l'inizio della seconda stagione della sua narrativa, La noia, del 1960, e L'attenzione, di cinque anni successivo, accompagnati dai numerosi racconti composti allora (in gran parte confluiti ne L'automa e in Una cosa è una cosa). Era il periodo in cui Moravia, e non solo lui, puntò con maggiore coerenza al romanzo-saggio: da qui la preferenza per la prima persona, che gli consentiva lunghe riflessioni argomentate e prese di posizione; da qui la scelta di un linguaggio diretto e uniforme, lontano da ogni letterarietà e attento invece ai gerghi dei media e della tecnologia; da qui la metanarratività, esplicita nell'Attenzione nel racconto che il protagonista fa del suo romanzo fallito e del progetto di un nuovo romanzo, autentico perché consapevole della propria inautenticità e perché rassegnato a esprimere la sola banalità del quotidiano. La conquista della realtà esterna, accettata per quello che è, senza più l'ambizione di intervenire su di essa attraverso l'azione ma neppure di decifrarla, era già stato il programma della Noia, fin dal titolo una ripresa degli Indifferenti e un superamento di quell'impasse esistenziale. Ma non si pensi che per questo i due testi siano aridi o intellettualistici: i critici potranno trovare in essi riferimenti a Wittgenstein, Sartre, Auerbach, ma i lettori vi troveranno storie avvincenti, personaggi complessi e vivi, sentimenti provati e mai analizzati con tale acutezza. Moravia fu un intellettuale poco originale e poco profondo, certamente non all'altezza di Pasolini o di Calvino; ma fu uno straordinario affabulatore. Questa edizione dei Classici Bompiani è un'occasione per riscoprirlo, e non solo attraverso i suoi libri più noti. I volumi sono molto eleganti nella loro rilegatura bianca con sopraccoperta blu, pagine sottili ma non trasparenti (come a volte quelle dei Meridiani), piacevoli da tenere in mano. I testi sono sempre offerti in prima edizione. Nel caso di questo quarto volume a quelli della Noia e dell'Attenzione fanno seguito gli abbozzi e le prime stesure restate manoscritte.
4 lug 2008
Opere/4. Romanzi e racconti 1960-1969
Dopo vari tentativi, alcuni iniziati in vita dell'autore e nessuno portato a conclusione, sembra finalmente avviata quella che dovrebbe costituire la raccolta completa di uno dei maggiori scrittori italiani del '900, Moravia. La sua opera omnia: termine diventato desueto non tanto per la sua eccessiva accademicità quanto perché la produzione di ben pochi autori dell'ultimo secolo lo meriterebbe. Il fatto è che nessun altro dei nostri altri grandi, da d'Annunzio in poi, ha scritto tanto, per un periodo così lungo (più di sessant'anni, dal 1927 al 1990) e con tale costanza. Non Pasolini o Calvino, che ebbero vite più brevi, e non Montale o Gadda, longevi ma meno continui. Il piano di questa nuova edizione delle Opere moraviane prevede 14 volumi di circa duemila pagine ciascuno, ben sei dei quali di romanzi e racconti: giustamente Gianni Turchetta nella sua ottima introduzione a questo quarto volume parla di un caso, rarissimo in Italia, di "narratore naturale", instancabile fabbricatore di intrecci. Il persistente favore del pubblico testimonia tale qualità: con la data dello scorso anno sono in commercio dodici libri di Moravia a fronte di cinque di Gadda, uno di Calvino e uno di Pasolini. Qui vengono proposti i due romanzi che segnarono l'inizio della seconda stagione della sua narrativa, La noia, del 1960, e L'attenzione, di cinque anni successivo, accompagnati dai numerosi racconti composti allora (in gran parte confluiti ne L'automa e in Una cosa è una cosa). Era il periodo in cui Moravia, e non solo lui, puntò con maggiore coerenza al romanzo-saggio: da qui la preferenza per la prima persona, che gli consentiva lunghe riflessioni argomentate e prese di posizione; da qui la scelta di un linguaggio diretto e uniforme, lontano da ogni letterarietà e attento invece ai gerghi dei media e della tecnologia; da qui la metanarratività, esplicita nell'Attenzione nel racconto che il protagonista fa del suo romanzo fallito e del progetto di un nuovo romanzo, autentico perché consapevole della propria inautenticità e perché rassegnato a esprimere la sola banalità del quotidiano. La conquista della realtà esterna, accettata per quello che è, senza più l'ambizione di intervenire su di essa attraverso l'azione ma neppure di decifrarla, era già stato il programma della Noia, fin dal titolo una ripresa degli Indifferenti e un superamento di quell'impasse esistenziale. Ma non si pensi che per questo i due testi siano aridi o intellettualistici: i critici potranno trovare in essi riferimenti a Wittgenstein, Sartre, Auerbach, ma i lettori vi troveranno storie avvincenti, personaggi complessi e vivi, sentimenti provati e mai analizzati con tale acutezza. Moravia fu un intellettuale poco originale e poco profondo, certamente non all'altezza di Pasolini o di Calvino; ma fu uno straordinario affabulatore. Questa edizione dei Classici Bompiani è un'occasione per riscoprirlo, e non solo attraverso i suoi libri più noti. I volumi sono molto eleganti nella loro rilegatura bianca con sopraccoperta blu, pagine sottili ma non trasparenti (come a volte quelle dei Meridiani), piacevoli da tenere in mano. I testi sono sempre offerti in prima edizione. Nel caso di questo quarto volume a quelli della Noia e dell'Attenzione fanno seguito gli abbozzi e le prime stesure restate manoscritte.
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